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DIZIONARIO FOSSATESE LETTERA
"H"
Hanna: erbacea spontanea dalle foglie molto larghe, verde scuro lucido
nella pagina superiore e pelose argenteo nella pagina inferiore; le foglie
si applicavano, appena riscaldate, su ferite ormai purulente o ascessi;
provocavano una repentina guarigione. Secondo alcuni il decotto delle
foglie è un ottimo lassativo.
Hannacca: (oppure hjannacca) collana. Complemento del vestito per
renderlo elegante sia al maschile sia al femminile. Al maschile usato,
da gente appartenente alla "onorata società" un fazzolettone
di seta con colore predominante rosso, portato tra spalla e collo...destra
o sinistra secondo la posizione gerarchica e della funzione ...del momento.
D'origine araba.
Hantarma: (secondo altri anche fantarma) donna fantastiosa nel significato
migliore . Donna di facili costumi, che ha da fare con il demonio (anche
il sesso é demoniaco), quasi maga, non certamente fata, piuttosto
strega. Alcune nonne per non dar molte spiegazioni ai nipotini preferivano
dire spiritata (vedi); ma non era raro attribuire l'epiteto anche temporaneamente
a chi...era dall'altra parte, non come noi!
Harsara: spreco, dispendio inutile.
Cu faci harsara est com'a cicala; quandu chiovi e ffaci friddu è
ffora: chi fa spreco, inutile, è come la cicala, quando piove
e c'è freddo è fuori; in altre parole quando ha necessità
di un ricovero, di una protezione è... come se fosse fuori, all'addiaccio.
Harsarusu (a): chi non riesce a fare economie, anzi spende per cose
inutili.
Ndi sta casa facimu harsara sulu pa saluti: in questa casa si fa
spreco soltanto per la salute non per l'alimentazione, bensì
per ciò che occorre a mantenersi in buona salute: accertamenti
medici e medicinali.
A fimmina harsarusa non faci famigghia: la moglie sprecona non fa
bene per la sua famiglia, non riesce a costruire una casa (focolare
domestico)...non sa bene educare i figli.... afferma la propria personalità
a scapito dell'unità della famiglia.
Hazzana: (anche fazzana) grande nicchia. Di solito nei muri di cucina
e delle....cosiddette stanze da pranzo, ve n'erano diverse di queste
nicchie....ed erano veramente utili....in mancanza d'armadi e/o cucine
"berloni". E' chiara la derivazione araba hazan, appunto,
nicchia. Il termine è stato usato, in maniera impropria, ma chiaramente
adeguata per indicare un gran tino di zinco per contenere liquidi....impropria
a causa della grandezza del tino...qualche tonn.!
Hina: (il termine, gradito ed usato abbastanza, peraltro, è
di sicura importazione dai paesi della piana: Gioia T., Palmi, Bagnara?)
ed anche il diminutivo hinicedda: un poco, un pochino, un pochettino,
di qualsiasi cosa, soprattutto di qualcosa da mangiare o bere vino!
Hjalica: specie di polvere o leggera fanghiglia; cosa da nulla, ma
che, in ogni modo, imbratta.
Hjiaccari: (anche sciaccari) [dall'arabo schikk, fessura] colpire,
spaccare, rompere, tagliare a lamelle.
Hjiaccatura: spacca, sezione, taglio.
Hjiaccurari: (non raro sciaccurari, sc molto brevi) guardare, sorvegliare
il gregge e o gli animali di maggiore stazza: bovini, equini. Il termine
deriverebbe di cura con suffisso e prefisso che indicano proprio: prendersi
cura; in tal senso era anche usato per indicare la cura delle persone
anziane, malate, e, in genere, di quelle abbisognevoli di cura:
Hjancata: lato; parte laterale; fiancata.
Nci jttau na hjancata: (na hjancunata) gli ha dato una fiancata,
un colpo con il fianco una notevole marcata calcistica.....
Hjancunata: una fiancata, un colpo, ben dosato del fianco…un po’
come alcuni giocatori del calcio moderno: di fatti alcuni usavano il
termine per indicare il marcamento, il marcare, l'anticipare l'altro
in arrivo al traguardo.
Hjancu: fianco, lato. I hjancu: accanto, d'accanto, di fianco; a
lato.
Ti fazzu mi camini i hjancu: te ne do tante... da costringerti a
camminare ... di fianco: stordito non potrai reggere la via in modo
rettilineo.... un po' azzoppato...un po' handicappato; molto spesso
nel senso morale....
Hjannacca: fiocco, fiocchetto; spacco, lesione, piccola ferita: Qualcosa
che si nota, che mette in evidenza.
Hjarapiari: riscaldarsi appena; sentire appena il tepore di un ambiente
caldo ...quasi si prenda l'alito caldo di qualcuno per sentirsi vivi...
chi è veramente gelato dal freddo. In effetti è come se
ci si riscaldasse soltanto ad un tenue fuocherello; come se si prendesse
soltanto un po' di tepore.
Hjaschettu: fiaschetta di terracotta per il trasporto del vino...da
circa 1/2 l. a circa tre litri. Tipo orciolo, con due manici ed un'imboccatura
particolare: si beveva tutti alla stessa fonte!, ma chi non riusciva
a modulare le labbra...in un certo modo....era inutile ogni sforzo:
bisognava riunire le labbra quasi per fare un fischio....e, sapere aspirare....un
po' difficile, ma ci si riusciva! La tecnica consentiva di rinfrescassi....al
buon vino...senza...rischiare ubriacature...
Hjascu: fiasco, fiaschetta.
Fici hjascu: (anche fici fetu) ha fatto fiasco; non è andata
bene..e, senza possibilità di appello!
Hjastima: bestemmia, parola molto grossa e sconveniente. In senso
figurato significa anche una piccolissima quantità di qualsiasi
cosa.
Hjastimari: bestemmiare, dirle di grosse. Dare un'occhiata molto
vaga ed incompleta e quindi trarre delle conclusioni molto, molto rischiose.
Hjatari: in sé sarebbe: alitare, in quanto alito si dice hjatu,
ma spesso si riferisce a quell'alito di vento necessari per separare
la paglia dal grano e, successivamente, la poule, dal grano puro… vedi.
la voce pani.
Hjatu: fiato, alito, respiro.
Hjavuriari: odorare sentire gli odori; odorare, emanare odori; lasciare
una scia profumata che può esser facilmente percepita. In senso
molto esteso anche percepire qualcosa, avere inteso dire... essersi
a malapena accorti, interessati, a qualcosa, ai fatti di qualcuno. Sentir
l'afrore di una presenza femminile (uomo o animale); inseguire "un
profumo di donna"...
Quand'era ggiuvinu hiavuriava: quand'era più giovane inseguiva
facilmente ...il profumo di donna; non se ne lasciava sfuggire l'occasione.
Ampena hiavuriai vinni e vvu dissi: appena ho avuto sentore.. sono
venuto a dirvelo.
Hjavuru: odore (buono), profumo; sentito dire....appena , alito,
fiato. Potrebbe derivar dal latino flagrare, mandare odore.
Hjersu: parte di terreno agricolo non coltivata da tempo. Terreno
che non produce perché arido, pietroso, troppo scosceso. Riferito
a persona, si usa, per indicare sterilità sia nei contatti umani
sia nella riproduzione. Si diceva soprattutto delle capre....non adatte
alla riproduzione: hjersa. Dal greco chersos: incolto.
Ndo hiersu non crisci mancu gramigna: nelle zone aride non alligna
nemmeno la gramigna, non già perché la gramigna non allignerebbe,
ma perché proprio il terreno arido non lo consente;
per individuare, facilmente, persona sterile, incapace, inadatta.
Hignila: ecco! eccolo! hoplà!
Hjedila: soprannome; una donnetta magra e povera che viveva filando
lana, conto terzi, buona d'animo ed, in vecchiaia, molto religiosa.
Hjediri: non credere; diffidare; perdere la fiducia in qualcuno.
Na vota chi u hjdja no cridu cchiu: una volta che gli ho perso la
fiducia, la stima, non lo credo più.
Hjnistrara: (Hjnestra) ginestra: l'arbusto ed il fiore, giallo e
profumatissimo. Con quest'ortografia è da leggersi con acca molto
aspirata e j alla tedesca; alcuni, probabilmente la maggior parte, usavano
invece il termine con acca muta ma sempre con la j tedesca.
Il fiore di ginestra: hjuri i hjnistrara (o i hjnestra) fino a non
molto tempo addietro era raccolto e venduto, a prezzi considerevoli,
per la produzione di profumi e liquori; naturalmente la raccolta ed
il trasporto, in sacchi di juta, sulla strada "carrozzabile"
comportava moli sacrifici e sudore, ma il ricavato compensava bene…oggi,
invece, la vita si vede…con altra ottica…di maggiori comodità,
poco lavoro …e, pensione sociale…per cui questa, sia pur discreta fonte
di reddito, è stata abbandonata. Di fatti fino a circa 20 fa…percorrendo
l'ultimo tratto di strada prima di entrare in paese si notavano le aree
di sosta e smercio di questo fiore: il profumo ed il colore giallo dei
petali che cadevano e cospergevano il suolo! Erano, però, almeno
20 anni fa!
Hjocca: chioccia. Gallina che si trova in un particolare periodo
adatto alla cova, con temperatura corporea elevata. In questo periodo,
peraltro limitato, si approfitta per inchiri a hjocca*, cioè
per prepararle la covata: un cestino addobbato con panni di lana ed
almeno una ventina di uova gallate (pizzicati du jaddu), la chioccia
spontaneamente si adatta alla cova restando nel nido, in pratica, giorno
e notte per almeno ventuno giorni...intanto diminuisce la sua temperatura
e si dischiude qualche uovo: pulcino, nuova vita!
Il termine è ancora usato per indicare una mamma troppo apprensiva,
attenta alle necessità dei propri figli...ma anche un po' ...ossessiva.
Hjocchi....hjocchi!: così la buona massaia tentava di richiamare
sia la chioccia sia la giovane covata; si dice della mamma attenta,
apprensiva.
Hjocca ‘ì marzu e ppuricini i' stati: chioccia di marzo e
pulcini in primavera/estate: proprio perché i neonati possano
affrontare una stagione comoda, nella primissima età. Si dice
riferito a donna capace di aver figli in giovane età.
Hiocculu: fiocco...Durante il ventennio fascista era il fiocco, pom-pom
del copricapo, dava segno di distinzione compiaciuta (per chi l'indossava)
con il tempo, ma tuttora in uso, si aggiungeva al nome o soprannome
di chi si notava...in maniera particolare.
Curnutu cu hjocculu, (pputtana cu hjocculu), per indicare una tale
persona dal modo d'essere relativo all'epiteto.
Mastru cu hjocculu!: poteva significare un bravo artigiano, ma anche
l'esatto contrario.- Hjnestra: secondo alcuni anche jnestra: ginestra,
arbusto spontaneo della tipica flora mediterranea. Moltissimi gli usi:
a) come combustibile, per accendere fuocherelli, per il forno da pane...una
volta anche per la preparazione di carcari i caggi (vedi carcara); per
questi usi si ricorreva a piante di qualsiasi età; b) usata per
fare corde atte a legare fascine: pinaticelle giovani; c) per preparare
filati dalle fibre (per la tecnica, vedi. la voce filatu); d) per alimentazione
animale etc.
Hjrrimu: rigagnolo, ruscelletto di limitata portata, presente di
solito in seguito a piovaschi; talvolta, però, in caso di piogge
violente e durature poteva provocare danni alle campagne.
Calaru hjrrimi, ma non ficinu dannu: si son visti ruscelletti ma
senza danno.
Tutti i hjrrimi vannu a hjumara: tutti i ruscelli arrivano al torrente.
Chissu è hjrrimu non è hiumara!: (parlando di un qualcuno)
il tale è poca cosa, non ha importanza...poco meno di un rigagnolo
rispetto al grande torrente.
Hjsca: secchio nel quale era munto e trasportato il latte, sorta
di contenitore tronco conico in doghe di legno atto al trasporto del
latte fresco. Potrebbe derivare dal latino fiscula, cestello. Era anche
un specie di misura per il latte, ma aveva anche il significato di "capacità,
grandezza, volume" Come misura indicava la quantità di latte
che era scambiato a giorni alterni, o, secondo altro periodare, ben
stabilito, tra chi sfruttando piccoli quadrupedi (ovini, caprini) non
riusciva da solo, per la limitata quantità di liquido, a produrre
forme di formaggio di una certa dimensione....ed, allora.....si riuniva
la produzione del latte ( due, tre, quattro....fonti ) ed a turno di
provvedeva alla caseificazione....il recipiente indicava la giusta proporzione
d'uso tra i....contraenti. E, quando tale misura cominciava a diminuire...per
diminuita produzione lattifera....si adeguavano ...i turni.
Hjuhhjiari: (la trascrizione fonetica? per la verità! Arduo!
difficilissimo! ...bisogna soltanto sapere ascoltare e saper ripetere!)
soffiare, alitare. Si potrebbe proporre la fonetica hjuffiari? Forse
non rende l'idea....!
Hjumara: fiumara, torrentello (ma talvolta…poco " ello")
di alta collina che, però, spesso, sfocia a mare. Le hjumare
sono tipiche del paesaggio aspromontano. Normalmente in secco; diventano
pericolosi corsi d'acqua (e di altro, purtroppo!) in occasione delle
grandi piogge.
Jiri a' hjumara: andare al torrente per diversi motivi: per soddisfare
le proprie esigenze fisiologiche; per "prendere un po’ d'aria";
perché si è stati chiamati - e bisogna rispondere! - per
un "chiarimento" o duello…o, altro.
Jiri a hiumara: andar di corpo…molto liquido: diarrea! Muoversi!
Esser pronti e lesti: veloci.
Hjuri: fiore, di qualsiasi pianta o albero. Per indicare giovane
età, capacità di riprodursi, stagione dell'anno.
Pigghiatinci u hjuri hjuri: prendete il fior fiore; prendete con
le pinze ciò vi si dice.
Hjurilli: fiori di zucca. Ottimi per far delle frittelline croccanti
ed appetitose, tra maggio ed agosto.
Modo di fare: fiori di zucca raccolti di buon mattino, molto aperti;
puliti delle parti verdastre, lavati, tagliuzzati e salati, lasciati
macerare qualche ora. Indi premuti delicatamente con le mani e impastati
con acqua, farina di grano, un po' di parmigiano, qualche uovo, aglio
e prezzemolo tagliuzzati...e, subito fritti in olio a fiamma alta, dorati
da entrambe le facce....e mangiate ancora calde.
Ottimi come salsina-condimento per gli spaghetti: fiori di zucca, puliti,
mondati e premuti, lasciati a consumarsi con pochissima acqua in padella
coperta aggiungendo un pochino d'olio, uno spicchio d'aglio tagliuzzato,
del prezzemolo tritato e, quando sono ben dorati....e buttati caldissimi
sugli spaghetti già pronti..... un'abbondante informaggiata e
peperoncino.
Hjuriri: fiorire, sbocciare, essere in giovane età.
Quant'avi chi hjurìa!: (probabilmente è una ragazzina
che si affaccia all'età giovanile) da tanto tempo sono sbocciata....ho
raggiunto la maturità.
Hjuriscinu livari e castagnari, ma mmanca lu to' hjuri ndi stu cori!:
passano le stagioni! gli olivi fioriscono in primavera, i castagni in
autunno... ma nel mio cuore manca sempre il tuo fiore...il profumo del
mio amore irrimediabilmente perduto.
Hjuri* i mortu: crisantemi; fiori per i defunti.
Tradizione (ormai scomparsa... ed inutile) chi voleva vendicarsi di
un torto ricevuto o voleva o intendeva "menar jella" a qualcuno,
provvedeva a far trovare sul suo cammino dei crisantemi recisi; messaggio
macabro, ma molto chiaro!
Hoscia..... hoscia ccà: incitazione alle pecore e alle capre;
ordine perché si allontanino o si avvicinino ad un punto, ostacolo
; attenzione per un eventuale...attentato, danno a culture, alberelli
etc. Le pecore, però, erano meno pericolose delle capre: mangiavano
il fogliame, tenero o meno, mentre le capre scorticavano anche le cortecce
più ruvide.
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