|
DIZIONARIO FOSSATESE
LETTERA "K"
Tutte le voci trascritte con la "K", sono senz'altro, di etimo
greco o grecanico. Non esistono, comunque, termini di analoga ortografia....nel
linguaggio ufficiale; si attribuiscono, pertanto, ad una derivazione dai
linguaggi parlati nella "pre-istoria" di....questa terra.
Kacantopidda: brutta vecchia, vecchia e brutta come la morte!
Uno scioglilingua: nci dissi a kacantopidda e' kacantopiddeddi, pirchì
non cantati e kacantopiddiati comu cantavimu e kacantopiddiavimu nui quand'erimu
kacantipiddeddi com'a vvui? La brutta vecchia ha detto ai suoi nipotini:
perché non cantante, perché e vi divertite...come facevamo
noi quand'eravamo piccine come voi (siete adesso)?
Kafaredda: piccolo crivello con vaglio di seta sottile....(*)
Kaja: piaga, dolore, infezioine (*)
Kalandredda: potrebbe esser "bel calzare": sorta di uosa
di cuoio crudo allacciata alla gamba per mezzo di stringhe dello steso
materiale (stringhi), coprivano soltanto la punta e la pianta del piede
(pl.kalandreddi).
Normalmente usate dai contadini e prodotte da loro stessi utilizzando
cuoio vaccino crudo; erano rinforzate, ripiegando i bordi, nelle parti
laterali e nella punta. La punta era a forma di prua di gondola, le stringhe
cominciavano a chiudere la parte anteriore ed ornavano a mo' di treccia
le parti laterali allungandosi per circa 70-80 cm. (due per ciascun piede),
venivano, poi, allacciate alla gamba intrecciate: il disegno dava un certo
senso di bellezza risaltando sulle calze di lana cruda di solito bianca.
Sulla punta e sulle parti laterali vi si trovavano ornamenti secondo l'estro
e la versatilità del produttore. La parte estrema del calcagno
restava libera (anche la calza aveva una parte di "vuoto" nel
pedalino) per consentire un discreto ancoraggio al terreno ed evitare
dannose scivolate.
Avevano assunto il significato di rude, bifolco essendo usate soprattutto
da massari e da contadini.....le scarpe, pure quelle da lavoro...costavano....!
Menza kalandredda: contadino, lavoratore agricolo,...di scarse capacità.
Na bbona kalandredda: un buon operaio agricolo, contadino.
Si rridduciu comu na' kalandredda: ridotto (a) pelle ed ossa.
Kalandreddi: si chiamavano anche i fichi d'india seccati ed infornati:
puliti dagli spini, spaccati a metà a lasciati al sole per qualche
settimana (sole di agosto-settembre) quindi infornati, magari anche nda
cunocchia (vedi voce fica a sicchi), perdevano tutti i liquidi, quindi
pelle e nocciolini (ossa).
Kalia: (vedasi anche calia) ceci abbrustoliti. Dall'arabo qalyya: fritto,
abbrustolito.
Kalimera, kalispera: non era difficile sentirei nonni, quasi centenari,
nati negli anni 1830/50, salutare all'antica, buongiorno, buonasera.!"
Kaloiru: (o anche kaloriu), di etimo greco o grecanico: asino vecchio
ma ancora utile; bizzoso e forse anche un po' viziato.
Kalura: caldo, calore estivo e/o artificiale.
Presumibilmente esatta questa grafia (anziché calura) per la forte
somiglianza al greco kaleos : ardente, bruciante .
Ndavi i kaluri: ha le caldane. E' nervoso/a, seccato/a .
Kaluri: (sing. e plur.) calore, caldo da solleone.
Cu stu kaluri i ggiugnettu: con questo caldo estivo, di luglio.
Camora è a' n kaluri: a) ...è nello "stato di grazia",
entusiasta, attento, allegro.... b) detto soprattutto di una bestia e,
non di rado anche di una donna... piuttosto femmina, è in calore;
è alla ricerca di un compagno, di un partner. Anche questo, si
presume, di derivazione greca: vedi Kalura.
Chi kalura!: che violenza! Che sforzo! Che attenzione!
Avi Kalura!: dà ad intendere, si dà delle arie, si atteggia
vuol farsi prendere in seria considerazione.
Karamandula: (trascritto anche con l’ortografia caramandula) particolare
raso pesante, di vari colori, usato dai turchi per confezionare "scarpine
da salotto". Usato spesso come qualificativo e con particolare senso
ironico; vorrebbe dare il significato di qualità superiore, di
lusso. Di origine turca.
Ndavi i scarpi i Karamandula: ha le scarpe di lusso: pelle molto fine,
formato e stile alla moda.
S'accattau u vistitu i Karamandula: s'è comperato il vestito
(che lui ritiene) di lusso. Nonostante gli sforzi...resta sempre un po'
contadino, bifolco; si sforza di vestire bene, ma non riesce a scegliere
ed "assemblare" secondo un uso discreto ed ordinato.
Karapeddi: pelle particolare (senza riferimento, però, al sistema
di produzione o di origine) che darebbe un certo tono, di superiorità,
di lusso.
Karasentula: vedi. carasentula
Karazzuni: forma contratta di katarazzuni (vedi voce).
Karcarazza: (dal greco Karakàksa, gazza) Gazza, uccello stanziale
multicolore delle ultime propaggini aspromontane, famoso per una canto
tipico, quasi uno "stridio" continuo non gradevole. Spesso usato
come appellativo, spregiativo, per persona che parla, agisce in maniera
poco formale....arrecando fastidio.
Karcariari: (dal greco karkaìro, rimbombo) schiamazzo, tipico
gracchiare delle galline.
Non karcariati tantu: non fatevi sentire; non gracidate tanto; non
perdete il vostro tempo.
Karcariati com'e jaddini: parlate tanto, a voce sostenuta, ed inutilmente..
come le galline.
Karcatiddu: scricciolo, uccellino che annida nelle siepi e nelle brughiere
e produce un canto, non melodioso, ma senz'altro onomatopeico.
Eu sacciu na fulea i karcatiddu: (il bimbetto che tenta di entrare
nel gruppo dei più grandicelli ....e si presenta con una scoperta,
conquista,...per farsi accettare), conosco un nido di scricciolo. Il nido
è talmente piccolo che spesso non si nota....per cui la frase....detta
così...potrebbe anche significare: c'è qualcosa di molto
interessante, ma di piccolissime dimensioni, che conosco ...e rivelo soltanto
....a chi voglio io.
Un bimbetto piccolissimo, per la sua età....magrissimo, piuttosto
malaticcio, spesso in lacrime: karcatiddu!
Katafurcu: un locale o una zona di terreno molto chiuso, senz'aria,
buio, a precipizio.
Katafurcu: (dal greco Katéforos. Declinante, cadente ) vecchio,
decrepito.
Potrebbe anche essere un falsa traduzione in dialetto dall' italiano
cadavere .....
Katambeddu: (di etimo greco) oggetto contorto ed inutile; buono a nulla.
Luogo o cosa molto buia, con pochissima illuminazione, senza gran valore,
non bello...quasi diruto.
Ma ccattai na' casa, no nu katambeddu: ho comperato una casa....non
un rifugio buio, solitario, quasi putrescente.
Katamisi: i giorni dal 13 al 24 dicembre : ad ognuno veniva assegnato
il nome di un mese ; il 13 era gennaio, il 14 febbraio, il 15 marzo etc.
Dall'andamento piovoso o non di queste giornate venivano tratti gli auspici
per la prossima stagione. (Vedi misi).
Katarazzuni:(anche caratassi) giaciglio; materasso di materiali vari:
paglia, sfoglie di granturco...un telo disteso per terra. E', piuttosto
un termine spregiativo di "materasso, giaciglio"; si vuole indicare
un luogo dove si può riposare...alla meno peggio. E' spregiativo
rispetto al ....corredo...di "certe" signorine....non si vorrebbe
indicare il corredo in sé, ma le "doti" personali...mancanti.
Si diceva anche di un tale...."pesantone", poco socievole, irritante....
Katoju: (dal greco Katòghejon, stanza bassa, porcile) magazzino,
basso, pianoterra, stalla. Normalmente con almeno due muri interrati:
ambiente fresco e a temperatura...pressoché stabile, utilizzato
per l'accantonamento ed il deposito di alimenti da utilizzare nel periodo
invernale. Ambienti, quindi, poco arieggiati e... spesso emananti un particolare
odore...puzza i katoju: odore tipico molto vicino alla muffa, questo modo
si usava per indicare "signorinelle", piuttosto bigotte, avanti
negli anni...ma sempre attaccate alla gonnella di mamma.
Veniva usato anche per indicare un ambiente molto grande o una bocca
spropositata... o anche per indicare una... donna di malaffare. Di fatti
di una donna molto, molto, molto...aperta si diceva navi nu katoiu!
Katarambuni: (certamente di etimo greco kata, che vuol dire in basso,
verso il giù) persona o cosa decadente. Si usava per indicare persone
di grande "stazza", ma vecchie o invecchiate quindi verso il
basso, la fine; anche per specificare cose, di grandi dimensioni ma disastrate.
Katrichi: (dal greco katharèo, afferrare) imposture, malefatte;
azioni...da ricordare per la loro gravità. Trappole.
Mi ndi ficinu katrichi!_ me ne hanno fatte di ...imposture...
Non faciti katrichi: non organizzate congiure, imposture.
Non guardu i katrichi i nuddu: non voglio saper delle cose (delle malefatte)
degli altri.
Kavaddu: cavallo (*)
Konzamentu: tutto ciò che serve per approntare appetitosi sughi
per paste e minestre e gli stessi sughi.
Konzu: una quantità sufficiente per il torchio sia delle olive
che dell'uva; ma anche l'intera apparecchiatura del torchio. Adattamento
di aromi in cucina. Aggiunta di qualcosa per far dolce, salato amaro.
Potrebbe essere anche cuonzu, in tal caso si pensa ad una derivazione
dal verbo cunzari, sistemare, accomodare.
Mustu du konzu: il mosto di premitura delle vinacce, senza l'aggiunta
di quello...del fondello.
Krastaria: (anche crastaria) intervento sui solchi per organizzare
il passaggio delle acque irrigue: una sorta di taglio del solco portante
che consente all'acqua di entrare nel "settore" (casedda). Si
tratterebbe di un composto tra claustra (chiusura) e rivi (ruscello).
Krisombula: (molti preferiscono l'ortografia Crisombula!!) schiaffo,
bastonata, pugno, qualsiasi azione violenta tendente ad offendere, anche
in senso morale.
Krizza: un gioco di ragazzi e giovanotti: consisteva nel mettere per
terra il proprio beretto (bbirritta) dicendo: è parata, oppure
è perta (cioè il gioco è aperto, si può cominciare)
mentre tutti gli altri partecipanti cominciavano a dar calci al berretto,
tentando di non farsi " prendere" dal proprietario, il quale
aveva il diritto di pronunciare è chiusa, ad un certo punto, ...per
fermare il gioco. Chi, per caso, non si arrestava immediatamente, all'ordine
è chiusa ...doveva mettere a disposizione il suo berretto (ma anche
chi, per caso, veniva preso nelle varie rincorse) e, si ricominciava con
le naturali conseguenze, sul povero berretto.
Le mamme, le nonne...le sorelle maggiori, ...a sera verificavano con
attenzione il berretto...e, non di rado....veniva il seguito...
U ficimu krizza: l'abbiamo ridotto molto male; l'abbiamo fatto tacere.
Nda facimu na krizziata?: facciamo...un po'....il gioco con i berretti...?
Ma significava anche: ci prendiamo un po' in giro....raccontiamo un po'
delle nostre....
Krizziari: giocare a krizza (vedi voce) ma anche sfottere, prendere
in giro.....
Krostiru: (o crostiru) [certamente di etimo greco] un legnetto qualsiasi.
In modo particolare s'indicava un legnetto utile per chiudere un sacco
riempito di fogliame o di erbe da foraggio. Per chiudere il sacco: si
attorcigliava il legnetto, facendolo entrare, da una parte nella bocca
del sacco ed appuntandolo dall'altra parte; durante l'operazione l'imboccatura
del sacco si restringeva notevolmente.
Si dice anche di cosa inutile, ma ingombrante e/o anche di persona dagli
atteggiamenti piuttosto cafoneschi e volgari, ma anche di persona, che
sopraggiunta nel gruppo, non si rende conto di essere... di più
o finge di non accorgersi che non è ben accetta.
Krusta: scorza, molto dura e robusta. Dal latino krusta, cotta, indurita.
Ndavi na krusta!: Ha proprio una scorza da cafone!
Kudespina: donna di casa, brava massaia. Dal greco ikodespina: padrona
di casa. (*)
Kunzari: conciare, acconciare, preparare, adeguare.
Si tti pigghiu, ti konzu eu: se ti prendi ti arrangio io, te né
do...
Kurumbuni: (secondo alcuni anche curumbuni): fondo schiena; la parte
che va dalla cintola in giù, fino alle natiche. Si dava il significato
di "spalle", "dietro"..
Kutra: coltre da letto. (*)
(*) Voci riportate anche alla lettera C
|