"FUSSATOTI RITORNATE VIRTUALMENTE ALLE VOSTRE ORIGINI"

 





 

 

LA GROTTA DA LAMIA

Foto di Fabio Macheda

 

Partendo dal centro di Fossato attraverso Lungia, sul piano dei Campi di Embrisi a circa due chilometri dopo a “Purtedha du Niru”, si lascia la strada asfaltata e procedendo verso sinistra dopo qualche centinaio di metri si raggiunge una depressione. Percorrendo un viottolo stretto e ripido si raggiunge la Grotta da Lamia, una caverna naturale di rilevante grandezza.

Da bambini ascoltavamo incantati e meravigliati i racconti dei nostri genitori e dei nostri nonni che parlavano di questa famosa grotta. In verità nei Campi al di sopra dell’abitato di Fossato esitevano altri anfratti e grotte sui costoni scoscesi e rocciosi tra le quali abbastanza conosciuta era “A Rutta” in Località Carviale nei pressi di S. Antonio, territorio di Motta S. Giovanni. Si raccontava che le due grotte (a Lamia e a Rutta), lontane tra di loro circa tre chilometri fossero collegate tra di loro da cunicoli sotterranei e molto stretti.

Nella fantasia del racconto si riferiva, a comprova dell’esistenza di questo collegamento che, non si sa in quale epoca e in quali circostanze, ad un contadino nostro paesano mentre pascolava le pecore ed i maiali in zona Piani di Embrisi, un maiale sfuggì al suo controllo e si inoltrò all’interno della Lamia scomparendo tra il labirinto dei tanti cunicoli esistenti. Lo stesso, trascorso qualche giorno, sembra sia uscito dalla parte opposta del versante e precisamente a Ruuta di Carviale.

Una volta cresciuti e diventati adolescenti, la curiosità ha sempre più dominato le nostre menti: . Ricordo che in più di un’occasione con altri coetanei teoricamente organizzavamo delle spedizioni per esplorare la famosa grotta. Effettivamente un giorno, attrezzati di corde, una lampadina tascabile racimolata a casa, spinti dalla curiosità effettuammo una prima, unica e sola spedizione. Eravamo in cinque o sei. Partiti di buon mattino ed a piedi, dopo un viaggio di circa due ore abbondanti avevamo raggiunto l’ingresso della grotta. L’ampio ambiente che ci accolse per noi era sbalorditivo, le pareti impregnate di umidità, dal tetto uno stillicidio contiunuo di gocce d’acqua. Ancora la nostra conoscenza non ci faceva distinguere tra stalattiti e stalagmiti, c’erano degli speroni di roccia arenaria che venivano giù dalla volta ed altri che spuntavano su dal pavimento fangoso ed a volta acquitrinoso. Ci organizzammo, si decise chi per primo doveva andare avanti in esplorazione. Fu legato ad una lunga corda, (due o tre “paricchiali” che avevamo sfilato dalle “barde” degli equini di proprietà delle nostre famiglie) e, avanti si comincia. Quale corridoio percorrere? Quello dritto avanti a noi, quello di destra o quello di sinistra! Comunque la nostra guida si inoltrò per circa 40/50 metri fino a quando lo permise la lunghezza della corda, lo seguimmo con le nostre pile tascabili, …. Poi decidemmo che non sarebbe stato opportuno andare avanti, rischiavamo di perderci, di farci male nel corridoio molto stretto che avevamo imboccato. In realtà la paura che dominava la nostra età (14/15 anni) ci consigliò di tornare indietro. Tante altre volte abbiamo proggettato l’esplorazione ma mai abbiamo portato a compimento il nostro intento. Il carissimo amico Fabio in compagnia di Gianni hanno effettuato ultimamente una spedizione fotografica. Ho chiesto di ottenere alcune di queste foto che gentilmente mi hanno regalato. Mi sento in dovere di pubblicarle nell'intento di far conoscere in che le vedere quello che nella nostra adoscelenza ci stimolò all'emulazione fallita di esplorazioni famose. La grotta e lì, forse in attesa di speleologi volenterosi che un domani potrebbero dare conferma dei fantastici racconti e leggende che la Grotta da Lamia era collegata a Rutta i Carviale.

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Dopo una delle mie recenti visite alle Grotte della Lamia, incuriosito dalla bellezza del luogo e dalla stranezza delle formazioni presenti all'interno, sono stato colto da una irrefrenabile voglia di saperne di più. Lasciandomi prendere da questa curiosità ho iniziato a cercare nell'immenso mare di internet alla ricerca di qualche sito che, parlasse di quegli antri, corredato, magari,da qualche notizia in merito. Notevole è stato il mio stupore nello scoprire che, oltre alle Grotte della Lamia in Montebello Ionico, esistono altre grotte della Lamia sparse per tutta l'Italia. Grotte della Lamia sono dette quelle di Scilla nella frazione di Melia e quelle di Martina Franca in Puglia, le grotte di Pastena in Ciociaria si trovano sul Monte Lamia. Tutto questo non poteva essere una coincidenza, la parola Lamia doveva per forza avere un attinenza con le grotte. Sopraffatto da questa nuova "fissazione", ho focalizzato la mia attenzione e le mie ricerche sul significato della parola Lamia. Dopo ore di ricerca ecco i primi risultati: Lamia non è un sostantivo, bensì un nome proprio, il nome di un'antica regina della Libia. Ma cosa poteva mai avere a che fare un'antica regina libica con delle grotte sparse per l'intero sud Italia? La risposta è semplice e ci viene data da un antichissimo mito greco. 
Lamia, figlia di Belo re della Libia, era una bellissima fanciulla. Divenuta amante di Zeus, ebbe con lui alcuni figli. La cosa, però, non fu gradita ad Era (moglie di Zeus) che le uccise tutti i figli ad eccezione di Scilla e a tramutò in un mostro con testa di donna e coda di serpente. Lamia si vendicò uccidendo i figli degli altri e divenne tanto crudele che il suo volto si trasformò in una maschera da incubo. Condannata a vivere all'interno di grotte ed anfratti naturali, Lamia, che aveva la possibilità di trasformarsi in donna bellissima,attirava all'interno delle grotte giovani e bambini che poi uccideva succhiando loro il sangue. Il nome, Lamia, pare apparentato con lamyros (ingordo) da laimos (gola), cioè per una donna, lasciva, e il suo orribile volto è la maschera profilattica della Gorgone, usata dalla sacerdotesse durante la celebrazione dei Misteri di cui l’infanticidio era parte integrante.
 
Gli anfratti e le caverne erano, quindi, la dimora della Lamia, ecco perchè numerose sono le grotte che portano questo nome. Curioso notare come ancora oggi, a Montebello, tali grotte non siano denominate semplicemente Grotte Lamia, bensì, Grotte della Lamia, rafforzando, così, l'ipotesi che il nome derivi dall'antica credenza che esse fossero la dimora del terribile mostro. 
 
Fabio L. Macheda


LA VISITA DEL C.A.I. DI REGGIO CALABRIA DEL 2006


 

 

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