"FUSSATOTI RITORNATE VIRTUALMENTE ALLE VOSTRE ORIGINI"

 

 

DIZIONARIO FOSSATESE LETTERA "B"

  • Baccameu: stupido, “baccalaro”; ma anche ingenuone. 

  • Bacchittuni: nullafacente, svogliato. 

  • Baragghiu: (pronuncia tipica del dialetto reggino; badagghiu, più appropriato ed adatto al dialetto del paese [dal latino varatio,] dilatazione della bocca - o - anche dall'arabo badalhar, sbadiglio.  

  • Baff.tabbera: sorta di sfottò, onomatopeico rispetto all'analogo suono labiale ... Una sorta di mormorio, tipo l'odierno blà...blà...blà... che si faceva in sordina per prendere in giro qualcuno, sia per il modo di parlare che per la qualità e la sostanza del linguaggio ... Quella sorta d'imitazione che i bambini tentano di far del linguaggio degli adulti. 

  • Balata:(dall'arabo balat, lastra di pietra, terreno spianato): grossa lastra di pietra utile per chiudere, coprire, tappare.... 

  • Bbandera: bandiera, drappo colorato e significativo. Facilmente usato come nome per un animale: vacca, capretta, pecorella; di solito si attribuiva al migliore, più obbediente e che ricambiava l'affetto del padrone. 

  • A bandera: il tricolore; il drappo del Comune, colore amaranto con l'effigie di S. Nicola, protettore. Per la verità, il colore è più vicino al melanzana (milingiana). Si dice di persona che ha raggiunto posizioni di primato, nel bene e nel male. 

  • Ammenz'e megghiu, vui siti a bandera: (il migliore dei migliori): tra tutti i migliori, voi siete il vessillo. 

  • Bandera: (semplicemente) donnaccia che vive di espedienti. 

  • Eu portu a bandera: sono il primo, il porta bandiera, il migliore del gruppo. 

  • Bandera: durante il ventennio era d'obbligo, almeno il sabato e in altre giornate di particolare ricorrenza, esporre al balcone, alla finestra... il drappo tricolore. Tutti erano (obbligati) invitati ad averne una almeno, in casa. La maggior parte della gente contadina, che seguiva soltanto l'evoluzione delle stagioni in rapporto alle necessità delle bocche da sfamare,... se ne infischiava degli inviti/ordini, ma spesso n'era costretta dagli arroganti federali locali e, non raramente, per evitare conseguenze ben più amare, aderiva, sia comprando il drappo tricolore ( la paga di due giornate di lavoro), si esponendolo senza alcuna convinzione. 

    Un particolare soprannome ddandera, pare derivi da una pronuncia "blesa" di bbandera.

    Ricordo: una donna già molto vecchia, un rudere si direbbe oggi, di una bellezza trascorsa ... abbastanza bene. Marito? non ho mai saputo se n'avesse mai avuto. Figli? ne ricordo almeno due. E' certo che ha vissuto una giovinezza portando avanti le sue statuarie forme, per le quali proprio (e, sembra anche per la sua capacità di ... attendere a più maschi...) e per un s e n o da bandiera, sia stata soprannominata bandera: "pirchì ammenz'a ttutti, purtava a bbandera...era a prima "

    Una sua figlia, credo l'anziana dei due che ho conosciuto...poi...non s'è lasciata ..far le fuliggini e, di figli ne ha avuto parecchi (cinque). marito? non aveva importanza!

    Pare che quasi tutti i figli si potrebbero, per rassomiglianza, almeno, attribuire allo stesso padre .... ma non che lei (a ddandera, intanto figghia da ddandera) si sia accontentata di un maschio .... proprio per non lasciar fare le fuliggini, come lei stessa era solita dire.

  • Bara: (vedi anche vara) piedistallo. Di solito usato per portare i Santi in processione, ma anche in chiesa per appoggiare la cassa da morto, bara . Dal latino vara : palo di sostegno . 

  • Bardasciu: (non esiste al femminile) Termine, probabilmente importato dalla Sicilia. Mozzo di stalla. Potrebbe essere una derivazione dal sost. barda, soma per gli equini, in generale: il ragazzo, quindi che appronta la cavalcatura per il lavoro, compresa la bardatura o che la accudisce . In senso molto generale: ragazzotto, apprendista . Esiste anche il diminutivo bardasceddu, con il significato di ragazzino. (dall'arabo bardag, schiavo): servo. In uso frequente nel catanzarese (quindi importato!), con il significato di ragazzo, apprendista, tirocinante, ...che produce si e no metà di un operaio. In qualche posto è usato anche al femminile,  

     

  • bbardascia: con gli stessi significati. Talvolta si attribuisce il significato di “ragazza ... attenta alle sollecitazioni sessuali”. 

  • Bastaju: (fari u bastaju) pulire il cereale (grano, segale, orzo) prima di farlo molire; togliere: pietruzze, oglio ed altri semini dannosi.- Significa anche pulire qualcosa: eliminare ciò che è inutile, dannoso. 

  • Ccà, carcunu fici u bastaju: qui, qualcuno, ha già fatto pulizia. 

  • Basula: (dal latino bessalis, basis , lastra di pietra); lastra di pietra per pavimentazione stradale e/o di interni. Nel significato estensivo: qualsiasi cosa di molto pesante. 

  • Mi cadiu na basula....!: m'è arrivata una notizia....! e chi se l'aspettava! Nel senso ancora più bonario: m'è arrivata una barcata di denari...! 

  • Battiru: vedi abbattiru. 

  • Battisimu: l'Epifania, il Battesimo del Signore. Ripetesi: la ricorrenza periodica di festività, segnava momenti particolari: occasioni d'incontro, per progettare, per realizzare, per il piacere di rivedersi e... far festa. 

  • O battisimu vinimu: verremo per l'Epifania. 

  • Nsina o battisimu...: fino all'Epifania; non il giorno esatto... ma il periodo più o meno vicino 

  • Battiju: battesimo (solamente di bambini). 

    Le bambine bbattiavinu a pupa (battezzavano la bambola), i ragazzini bbattiavinu u sceccu, u cani ... ( battezzavano l'asino, il cane...).

    Tre persone dello stesso nome: battiavinu u sceccu: potevano imporre un nome all'asino; ma c'era soltanto da stabilire chi doveva mettersi a cavallo: ( an mbarda: sulla soma - an ngruppa: sul groppone) e chi, invece..., di solito il più giovane d'età u pigghiava da cuda, lo prendeva per la coda, gli andava dietro, prendeva la polvere; se invece di tre erano quattro: il quarto, di solito u livava da capizza lo portava per le redini.

  • Bba': (spesso u massaru bba'), un qualsiasi Battista. Uno da poco. Talvolta usato per indicare Sebastiano il cui dim. Bastianu.... quindi dim. Bba. 

  • Bbabbalucchiu: vedi Seguito. 

  • Bbabbaluci: (termine importato da dialetti siciliani) chiocciola, lumaca. Stupido, stolto, babbeo. Potrebbe direvare dal latino babbasio-onis: stupido, babbeo. 

  • Bbabbalucciu: vedi sopra 

  • Bbabbasuni: stupido, goffo, sciocco. Dalla stessa matrice di bbabbaluci. 

  • Bbabbu: (da dialetti siciliani) stupido, babbeo. Dalla stessa matrice di bbabbaluci. 

  • Bbacari: (anche abbacari) persuadersi, farsi un'opinione, un'idea; capire. 

  • Non t'a bbacasti?: non hai ancora capito? 

  • Bbacchittuni: chi non vuole e non sa fare alcunché; girovago, bel giovane senz'arte. 

  • Bbaconcu: comodo, comodo; abbastanza robusto e dai modi piuttosto boriosi. 

  • Bbacuccu: bocucco. stupidotto, un po' idiota. Si usava anche per indicare… quelli portatori di ….certe corone. Dal nome di uno dei Profeti minori: vecchio e saggio . Si diceva vecchiu bbacuccu; ma era anche normale dire soltanto bbacuccu. 

  • Bbaculiari: farsi una vaga idea; capire ...intuire quanto basta. 

  • Baddu: (meglio mbaddu ): grossa nocciola usata per il lancio contro le altre sistemate castelletto ad una certa distanza. (vedi Giochi: nocciole ). Potrebbe essere una forma dialettizzata, al maschile, di palla: padda. 

  • Bbaganu: (bbaunu, bbaghinu) (dal dialetto reggino): recipiente di terracotta. edi limba. Dal greco gabenon, orcio di terracotta.  

  • Bbagghiari: vedi abbagghiari 

  • Bbagghiolu: paiolo, secchio. Recipiente per vari usi, di solito in lamiera di zinco. Potrebbe derivare dal latino baiulus, facchino o dal celtico bulliu, tino. 

  • Testa i bbagghiolu: testone, non molto intelligente o atteggiantesi ad intelligentone. 

  • O culleggiu mi mpararu mi lavu u bbagghiolu: (un tizio che ha trascorso ...alcuni anni nelle patrie galere), in carcere ho imparato anche a pulire il W.C., ma ho imparato anche a rigare dritto. 

  • Bbagghiu: cortile, recinto. Francesismo, da bail(e), fortino. 

  • Bbajardu: strumento, arnese, di legno portatile. a) per trascinare pesi, specie di barella da poggiare a terra. b) il primo tavolone di forma circolare che poggia sulle vinacce di pigiare con il torchio; al di sopra, per fare spessore, si aggiungono altri pezzi di grosse tavole: scanneddi, vedi. 

  • Bbajunetta: baionetta. Si usa anche per indicare il coltello a serramanico ... di genere vietato. Un tipo d'incastro nei lavori in legno o in ferro battuto. L'organo sessuale maschile. 

  • Nci jttammu quattru corpa i bbajunetta: gli abbiamo dato quattro coltellate.... ma anche: gli abbiamo dato un bel colpo di mano d'aiuto (in tutti i sensi). 

  • Bbalata: (vedi anche balata) botola; una forma di qualsiasi materiale e dimensioni atta a chiudere una grossa apertura. 

  • Ficinu na torta chi ppariva na bbalata: (contemporaneo): hanno fatto una gran torta, sembrava proprio enorme. 

  • Bbampa: vampa, fiamma. Bruciore fisico e sofferenza psicologica. 

  • Camora ndaju i me bbampi!: (una donna ....in menopausa o ...in calore) in questo periodo ho le mie vampate. 

  • Bbampapagghiara: colui che da fuoco ai pagliai, alle casette di paglia, alle cose da nulla; spaccone, ma bonaccione. A seconda del discorso e, di chi lo fa, può anche significare: maligno, cattivo. 

  • Bbampicedda (i): piccola fiamma. Nel linguaggio parlato spesso si usava per indicare problemi, piccoli o grandi, o, origine dei problemi: per es. una nonna, eccessivamente preoccupata per i nipotini, soprattutto per le loro necessità, parlandone con amici diceva proprio: 

  • ndaju i bbampiceddi: ho da badare a dei piccoli dal carattere vivace ... proprio come delle piccole fiammelle. 

  • Bbamparata: una fiammata; le fiamme di un gran fuoco; il fuoco che si accende in campagna, durante l'inverno, per scaldarsi un pochino. 

  • Bbamparata i hjnestra: vampata, fiammata, delle ginestre che bruciano... solo fiamma! Ma quando le ginestre bruciano, oltre a produrre fiamme altissime, provocano anche rumori, crepitii, udibili anche ad una certa distanza. Si usa di frequente per indicare qualcosa o qualcuno... che è tutta fiamma, e... poca sostanza. 

    Cugghimu ligna (soddi) pi bbamparati : raccogliamo legna (soldi) per le grandi fiamme. Si era soliti, almeno tra giovani, nella notte di S.Giovanni - notte 23/24 giugno - in cima ai più alti colli accendere dei grandi fuochi con fiamme altissime; c'era un concorso, una specie di lotteria.

  • i bbamparati cchiù addi: le fiamme più grandi, notate e premiate. Naturalmente ogni anno era necessario: a) sorteggiare e/o scegliere un colle; b) rendersi responsabili per la preparazione del terreno, zappettando una grande estensione per evitare il diffondersi di pericolosi incendi; c) trovare il combustibile (in mancanza anche denaro per acquistare fascine). Senso di responsabilità ed attenzione ai doveri sociali hanno sempre prevalso! A memoria, non è mai successo qualcosa di dannoso. Con il tempo ed il diffondersi della cultura "del consumismo" questa abitudine s'è persa. Aveva radici un po' pagane: la notte di S. Giovanni è la notte delle streghe; le streghe si muovono di notte, al buio...quindi fare fiamme, fare luce, significava cacciare le streghe, fugare il demonio, propiziarsi i buoni auspici. C'era la migliore collaborazione di tutti i ceti sociali e di tutte le fasce d'età: i più piccoli a far "la questua" per fascine, legna...o anche soldi per poterle comprare; i giovani per preparare il terreno; gli anziani per i loro consigli e, spesso, per la loro presenza a garanzia di serietà.  

  • Bbampari: accendere fiamme. 

  • Bbampau focu: c'è stato un grosso incendio. 

  • Mentinci na fusciredda si nno no bbampa: metti qualche truciolo, altrimenti non accende. 

  • U bbampai, primu mi parra: prima che aprisse bocca, gliene ho dette tante. Lo studente che racconta l'esito dei suoi .... favolosi esami: prima che aprisse bocca (il Prof.) gli ho dato tutte le risposte in maniera eccellente. 

  • Bbampata: fiammata. 

  • Bbampatedda: piccola fiamma. 

  • Bbampugghia: piccola vampa; cespugli e rametti frondosi che fanno soltanto poca fiamma; un pò, come dire fuoco di paglia: che non ha tenuta, che non produce calore. 

  • Bbampugghi: piccole fiamme; ciò che occorre per produrre piccole vampate; cose da nulla, soltanto trucioli, non legno robusto. 

  • Non mmi jinchiti i bbampugghi: non raccontate frottole, cose senza senso, di poca importanza. 

  • Bbanchitta: specificamente la panchetta del calzolaio, ma anche panchetta in generale. 

  • Bbancu: (bbancareddu): banco, banco piccolo. Il banco della scuola, il banco della vita, il banco di chi tiene il gioco, il banco di ... chi tiene banco, il banco della Chiesa ( con inginocchiatoio). Quello di uso comune, per sedervici sopra, realizzato in assi di legno incollate ed inchiodate a dei supporti verticali... ad altezza comoda, da un posto (bancareddu) o da più posti, con o senza spalliera. 

  • Fummu cumpagni i bbancu: siamo stati compagni di banco (a scuola, elementare). 

  • Ndo me bbancu si ssetta cu voli: nel mio banco siede chi vuole, cioè chi ne ha necessità può sedere al mio banco... sono ospitale, soprattutto con chi ne ha bisogno. 

  • Bbandi: le pubblicazioni di matrimonio, sia in Chiesa che presso lo Stato Civile. Si faceva fede più delle pubblicazioni in chiesa perché esse venivano annunciate a voce dal Sacerdote per le tre festività consecutive e precedenti di un certo tempo la data del matrimonio…le cose scritte e mpizzati dda' (affisse) poca gente le leggeva (le sapeva leggere!). 

  • Bbandiari: gridare, parlare molto forte (senza necessità), dire cose che non si dovrebbe. Anche esporre, scritte, o annunciare a voce le pubblicazioni di matrimonio, in Chiesa. Fino agli anni '40, a causa dell'elevata percentuale di analfabeti, il Sacerdote, aveva la " buona abitudine" ( non saprei se costretto - indotto da leggi ed usanze, o, per sua cortesia personale ) di annunciarle a voce alta nelle Messe Domenicali. 

  • Va bbò, no bbandiari chi tti sentinu tutti: va bene, d'accordo, ma non gridare tanto, ti possono udire da lontano... tutti. 

  • Ti rraccumandu mi bbandii: ti raccomando di farti sentire... 

  • Bbandia quantu voi: grida quanto vuoi. 

  • U bandiaru ndi tuttu u paisi: l'hanno criticato in tutto il paese. 

  • U previti bbandiau: il parroco ha comunicato (al pubblico, a voce alta).... 

    U bbandiaru: hanno esposto i bandi, precedenti al matrimonio.

  • Bbandiaturi: persona preposta a dare annunci, fare il bando... gridare. 

  • Bbandu: bando, grida, annuncio, comunicazione.- 

    C'erano due persone che si ricordano (Portulisi e Paulu l'africanu), sembra pagate anche dal Comune, per dare gli avvisi importanti alla popolazione. Tornando un po' indietro negli anni (40/ 50), in assenza di mezzi di diffusione, gli avvisi erano fatti dal prete nelle messe festive ma non tutti ascoltavano... (molti, non udivano). Gli avvisi importanti ed urgenti erano comunicati dai bbandiaturi i quali ciascuno nella sua zona, sul far della sera, con voce altissima:

    bbandu!....bbandu!...bbandu!..: mastru ... vindi pumadora; vernaddi veni u vitirinariu: l'avviso: bando doveva ripetersi tre volte, per esser certi che veniva udito da tutti; l'oggetto dell'avviso: ....vende pomodori.... viene il veterinario... Il committente indicava l'oggetto e pagava: pagatimi chi vvi jttai u bbandu: pagatemi perché ho dato gli avvisi che v'interessano. Queste grida: jetta u bbandu, erano frequenti. Non jjttari u bbandu: non farti sentire da tutti.

  • Est nutili chi jjetti u bbandu: è proprio inutile che gridi tanto... proprio nessuno ti ascolta. 

  • Bbandu: annuncio ufficiale da esporre prima del matrimonio: si diceva nci jttaru i bbandi. 

  • Bbarba i zzimbaru: una barbetta sottile sottile; ci si riferisce a persona poco fidata anche se manifesta modi corretti. E' un'erbetta spontanea dei nostri campi, ottima per insalate piuttosto amare. 

  • Bbarbarottu: il mento. 

  • (cu) Bbarbarottu o pettu: è un atteggiamento, piuttosto ipocrita, di chi china il capo fino a poggiare il mento al petto. 

  • Bbarbatedda: (o bbarbatella) vite selvatica, tolta dal vivaio e messa a dimora definitiva, prima di essere innestata. Si diceva anche di giovane, più o meno, in età pubere. 

  • Viti di vinu e bbarbatelli: vite già innestata che produce uva e vino e, vite ancora selvatica che non produce; chi lavora e produce e, chi, non lavora perché non vuole. 

  • Bbarbicedda: a) una barbetta piccola, non cresciuta, e, piuttosto rada; b) radicicole, radici piccolissime, appena nate, appena germogliate di qualsiasi pianta sia a sviluppo legnoso sia erbaceo. 

  • Bbarbinu: vivaio di piantine (legnose) in crescita prima di esser messe a dimora definitiva ed essere innestate.  

  • I figghi crisciuti ndo me bbarbinu: i ragazzi cresciuti nel mio vivaio; educati come io ho imposto. 

  • Bbarbuni: (facilmente anche Bburbuni) a) una gran barba: fluente, ondulata, ma crespa ed incolta. b) s'indicavano le discendenze dei Borboni: i Borboni, i borbonici. 

  • Bbarda: (probabilmente più adatta la forma ortografica barda) soma, basto, per gli equini, soprattutto per asini e muli. Attrezzo - arnese che consentiva il carico sulla schiena degli asini e muli.  

    Era costruita da

    a) parti in legno -

    b) parti in cuoio - tela per l'imbottitura con paglia di diversa grandezza

    c) parti in corregge e cinghie di cuoio

    d) parti - indispensabili per assicurare il carico - in corda

    La struttura a) legno duro: faggio, arancio, acacia, olivo per i circhi e i piruni. I circhi: quattro archi di legno di sagoma rettangolare con un bordo arrotondato, legati con bulloni (almeno quattro) a due a due in modo che ciascuno di questi formasse una U, capovolta e con le aste leggermente corte e legate insieme trasversalmente dal almeno tre piruni per ogni banda. I "cerchi" portavano dei fori corrispondenti, per la stabilizzazione per mezzo dei piruni, per la sistemazione delle corde: prusaggi e per la fissazione dei cerchi al cosiddetto matarazzu, imbottitura. Al termine delle corna v'erano delle tacche per la fissazione delle legature del carico. b) un specie di materasso con una faccia di cuoio e l'altra di tela robusta riempito, a pressione, con dei mazzetti uniformi di robusta paglia verso la parte cuoiosa e, per mezzo di spacchi al centro, riempita di pagliuzze o paglia sottile per la parte aderente al dorso dell'animale; la giusta sistemazione di quest'imbottitura, circa 10-12 cm. di altezza, consentiva carichi pesanti senza produrre ferite al somaro (asino o mulo...in fin dei conti, portano la soma!) ed il carico di oggetti voluminosi e lunghi. La faccia di cuoio, dopo l'imbottitura, veniva cucita con spago attraverso i fori ai cerchi di legno diventando un tutt'uno Quindi i piruni (oggi più frequentemente bulloni lunghi d'alluminio, a cagione del peso) tra fori corrispondenti, stabilizzavano ulteriormente l'arnese. c) preparata la soma o basto era dunque necessario adattarla e legarla al dorso del...somaro. c1) dalla parte anteriore: u petturali: correggia di cuoio semplice, robusta che, partendo da un cerchio, passava davanti alla punta del petto dell'animale, e si agganciava all'altro cerchio ed era tenuta sempre ad altezza giusta, sia pure leggermente mobile, da altra correggia, non fissa, che, passando sul garrese, teneva le due parti destra e sinistra: u cavaddittu du petturali, proprio perché si accavallava al garrese. c2) a fascia o cinghia: fascia di cuoio doppia, con cucitura esterna, (una metà dritta e gli altri due quarti ripiegati verso l'esterno e cuciti, sull'esterno, in modo da formare un unico tirante) teneva dalla parte posteriore partendo da un cerchio e finendo all'altro ed era fissa , passando sotto la coda, legata su due corde fuoriuscenti ad U da ciascun lato dello stesso cerchio posteriore, come? Le due estremità erano ripiegate e cucite lasciando degli...anelli, della larghezza della fascia, nei quali s'inserivano dei "pistoni" con due teste di legno: sulle teste dei pistoni passava la corda che usciva, ripiegata ad u, da due fori distanti circa 10-12 cm. del cerchio posteriore. La fascia (per la sua larghezza, detta così) o cinghia era tenuta ad altezza giusta da un altro cavaddittu: striscia di cuoio larga tre o quattro centimetri che girava sopra il groppone ed era tenuta a giusta distanza dal cerchio posteriore da altra correggia; questa era legata al cerchio per mezzo di uno spago a semicerchio molto largo (i due lembi legati al cerchio) e verso i tre quarti della lunghezza si sdoppiava legandosi al cavaddittu. c3) u stuttapanza: fascia di tela doppia, tripla, o di cuoio che passa sotto la pancia dell'animale partendo da una streva e finendo all'altra, legata, però, all'ultimo piruni. Le parti in corda: d): quattro prusagghi: corde lunghe circa tre mt. con un'estremità legata ad anello; venivano infilate nei fori alti e simmetrici dei cerchi in modo che l'anello fosse sempre verso l'esterno. d1) strevi (streva al singolare) erano due cordicelle passanti nell'ultimo foro simmetrico, antero-posteriore, di ciascun cerchio, servivano per assicurare il carico. Normalmente ciascun proprietario garantiva anche la presenza di un paricchiali: corda lunga circa 8 - 10 metri, per carichi particolari: fieno a fasci, paglia nde rrutuni, fasci di legna voluminosi e lunghi etc. Inoltre nde piruni da bbarda v'erano legati degli spaghi di varia lunghezza, per le occorrenze.

    Il carico poteva essere effettuato utilizzando: i cofineddi i lainu; i cofineddi; i cofini; sacchi a tumini; sacchi, per il lungo; fasci di varia dimensione (mazzi) .... A bbarda differiva dalla sedda (sella) per il fatto che quest'ultima era usata soprattutto per i cavalli ed aveva forma, dimensioni, materiali diversi.

    Ciascuna voce è stata descritta, in dettaglio, nel seguito.

  • C'a bbarda du me' sceccu: con il mio sacrificio; con il sudore altrui. 

  • Sceccu mbardatu!: asino con la soma. 

  • Bbardaru: artigiano capace di costruire a bbarda; non era facile! tenendo conto dei materiali e delle tecniche. In paese si ricorda soltanto qualche rivenditore, che si chiamava pure così; mentre il produttore abitava altrove.  

  • Bbarò: (oppure barò) mobile a cassettoni , ora per biancheria; di solito con un grande specchio sulla parte alta posteriore e sormontato, sul ripiano, da una lastra di marmo. Oggi potrebbe essere il cosiddetto "settimino". Questo mobile era molto importante per la giovane coppia: aveva uno specchio ed una parte in marmo .... materiali ed usi veramente .... pregiati. Di chiara derivazione francese: da bureau, ufficio, ma anche mobile da ufficio. 

  • Bbarretta: (sbarretta) asse di legno lungo e sottile. Si usava essenzialmente per l'intelaiatura in legno delle coperture con tegole e/o embrici (ciaramiti, vedi). La lunghezza veniva misurata in palmi (parmu: circa 25/28 cm.).  

  • Nu mazzu i bbarreti: un fascio di barrette era composto da una quantità inversamente proporzionale alla lunghezza. Barretti molto lunghe erano necessarie per la copertura di bbrijatteri e/o trappiti, che abbisognavano di superficie coperta molto estesa. Era frequentemente usato, quasi per antonomasia, per indicare uno spilungone...senza molte capacità o volontà e di carattere debole. 

  • Bbaschianu: Sebastiano, Bastiano. 

  • Bbaschianazzu: (Bbastianazzu) enorme, buon'uomo. 

  • U zzi Bbaschianu - u zzi bbaschianazzu: uno dei tanti, chissà chi ? 

  • Bbasciapedi: bacca e seme spinoso di erbette campestri: punge, ma non spina.... bacia il piede talvolta appena una semplice leggera puntura. 

  • Bbascula: molla d'acciaio; sistema di aggancio delle canne del fucile, mediante ramponi. Particolare bilancia per oggetti molto ingombranti e pesanti. Si indicava così anche la trappola che si preparava per piccola selvaggina e per uccelli migratori nei periodi di riposo durante il passaggio (passu). 

  • Bbassu: gonna (e sottogonna) dei vestimenti femminili. Il piano terra, interrato o seminterrato, delle abitazioni che serviva di passaggio per i piani superiori e, in qualche modo, anche da temporaneo deposito di attrezzi, arnesi e, o, sementi e raccolto.  

  • Bbastasi: uomo dai modi poco cortesi; capace di trasportare pesi enormi. Unico albero del ceppo di castagni lasciato crescere ed ingrossare. Trave di grande portata: normalmente sopporta il peso delle altre travi del solaio o della copertura. Albero maestro della nave. 

  • Bbastasi i portu: (oggi si chiamerebbero scarichini); erano persone di grande forza fisica anche se, spesso, dal carattere ruvido e lenti di intelligenza, tanto che quest'epiteto risultava veramente offensivo. Le navi si caricavano e scaricavano a forza ...umana, non esistendo ancora strumenti meccanici. Esiste voce simile nel dialetto "galleco" (della Galizia, Spagna) bastas (leggasi vasta) con il significato di rude, rozzo, scontroso. 

  • Bastasi di monichi:(usato soprattutto nel reggino, ma noto ed importato in paese ): era un omino - certamente eunuco - che era al servizio delle suore di clausura: apriva le porte, teneva i contatti con il mondo esterno - in nome e per conto - e...puliva attentamente anche le orme degli uomini che entravano in convento. L'epiteto si attribuiva a persona dalla voce femminea e dagli atteggiamenti ... un po' ...bigotti . 

  • Bbastunaculi: (anche bastunaca) carote, carotine; fusticini erbosi eduli; fornivano un pò di liquido aromatico, se masticati crudi; non spegnavano il senso di fame... ingannavano la fame. Dal latino pastinaca, dello stesso significato. 

  • Bbasula: (vedi anche basula) grossa lastra di pietra, metallo o legno atta a chiudere grosse aperture. 

  • Bbattiari: battezzare; dare un nome.... e farlo con l'Acqua Santa. 

  • Quandu bbattiati u figghiolu? quando battezzate il bambino? 

  • Stu vinu est bbattiatu: questo vino è annacquato; è stata aggiunta dell'acqua...e, si nota. Tradisce una qualità scadente...anche per gli atteggiamenti umani, quando ci si riferisce a persona… un pò, poco, raccomandabile e/o di nessuna affidabilità. 

  • Ti bbattiaru cu ll'acqua du piscistoccu: ti hanno battezzato con l'acqua di ammollo dello stoccafisso (anziché Acqua Santa), quindi non sei come gli altri: sei un po' bestia! 

  • Bbattiri: (e bbatt-iri) battere, abbattere, far cadere. 

  • I battimmu: li abbiamo battuti; li abbiamo abbattuti. 

  • Bbattimi nu pocu cca: batti (mi), un pochino in questo posto. 

  • Bbatti u ferru nsina ch'è rrussu: batti il ferro fino a che è rosso. 

  • Bbatti ca mazza: batti con la mazza, con molta forza . 

  • Non mmi bbatti forti!: attenzione a non battere troppo forte. 

  • E, ccomu mi bbatti stu cori!: eh, come batte... questo cuore! 

  • Bbazzariari: fregare, prendere in giro; orchestrare scherzi di un certo peso. 

  • Bbazzariotu: una persona che tradisce facilmente; un pò falsa...o, un po' troppo, falsa. Rivenditore di generi da poco. Dal greco pazariotis, mercante. 

  • Bbazzicari: (bbazzichiari) bazzicare, trovarsi da....queste parti; frequentare; farsi vedere di tanto in tanto. 

  • Cu bbazzica cu zzoppu, all'annu zzoppiia: chi pratica lo zoppo...dopo po' zoppica. 

  • Bbeccamortu: svogliato, senz'arte né parte; nulla facente. 

  • Bbeccu: becco, sinonimo di cornuto. In effetti era il maschio di capra.  

  • Na vota nc'erinu tri: bbeccu, crastu e ccurnutu: c'erano, una volta tre, tutt'e tre cornuti. Crastu (il toro da monta) è anche sinonimo di cornuto. Si soleva dire di persone non ben conosciute o che avevamo commesso alcune riprovevoli azioni. 

  • Bbeccucciu: beccuccio, ugello, forellino di uscita. 

    Si indicava particolarmente l'ugello da citulena (vedi.): acetilene, con il nome del gas si indicava l'apparecchio che lo produceva e, dal quale, si otteneva luce: il gas acetile passa, appunto, attraverso l'ugello e può essere acceso anche con una scintilla; produce abbastanza luce e forte calore.

  • Ndavi nu bbeccucciu: (non raro anche bbiccucciu): ha una bocca... per mangiare!  

  • Bbifidu: ( probabile anche bifidu - al femmin. bifida ) lingua biforcuta, vipera, ipocrita . 

  • Bbinidiciutu: benedetto. 

  • Binidiciutu tia; biniciuta puru tu: benedetto te!, benedetta anche tu!, anche tu ci metti! 

  • Bbirritta: berretto, non cappello, berretto! quello con la visiera abbottonata alla cupola. (vedi anche krizza). 

  • Bbirrittuni: una specie di peperoni , molto lunghi e grossi dalla sagoma variegata. 

  • Bbizzanduni: arbusto spontaneo con foglie simili alla salvia; fiore dal colore giallo chiaro contenente un ottimo nettare; radici spesso esterne lunghissime e striscianti. 

  • Bbizziddu: piccolo rigonfiamento della pelle dovuto a morso d'insetto o a piccolissimo ascesso; cosa da poco. 

  • Bbizzolu: soglia di casa; blocco, quasi sempre unico, che costituisce il gradino d'accesso. Qualcosa di molto pesante ed ingombrante. Tornando stanchi dai campi... esso costituiva il primo momento di sosta: ci si sedeva, ci si slacciava le scarpe... magari si beveva un buon bicchiere... e, poi si entrava in casa. Significa anche limite che non tutti possono oltrepassare; limitare della soglia. 

  • Ndo mé bbizzolu non si ssetta nuddu: nessuno viene a farmi visita; nessuno è autorizzato a sedere sul mio uscio. E' anche il rimpianto della vedova: tutti tornano dai campi, a sera, per lei invece, non c'è speranza, nessuno siede al suo uscio! 

    Alcune famiglie immigrate dalla piana (Gioia T.) usavano dire vizzolu, mentre altre (da Palmi): pizzolu.

  • Bbombicatina: ciò che si rimette con il vomito, di solito maleodorante. 

  • Bbombicatina i jatta: qualcuno, dal fisico macilento, talmente inviso (che si rende antipatico), da sembrare, proprio, ciò che i gatti rimettono: puzzolente! 

  • Bbombicu: vomito; conato di vomito, ma anche ciò che si rimette. 

  • Bboncunsigghiu: Buon Consiglio. Il titolo di Maria SS del Buonconsiglio, titolare della Parrocchia di Fossato. Il quadro, parrebbe appartenere alla scuola di uno dei coloristi del '400, si dice sia stato trovato, quasi certamente in epoca rinascimentale, in una grande siepe di rovo in contrada Jovani, trasporto da quattro Angeli da " Gennzano" o dalla Bulgaria. La zona, di argilla rocciosa color piombo, ora è stata - proprio di recente - utilizzata per realizzare una piazza di sosta degli autobus. C'era, e, forse esiste ancora immediatamente sotto terra, una miniera di piombo. Le dicerie dei miei tempi (tradizione orale da secoli!) affermano che la miniera non è mai stata sfruttata, (dai Borboni?) per le difficoltà di accesso; ma sarebbe anche pensabile, oggi, che siano state fatte ricerche e che la povertà del minerale abbia indotto a desistere.  

    Personalmente ricordo che ragazzini, coetanei, scavavano con le mani ricavando una poltiglia malleabile con la quale produceva delle sferette di circa due cm. di diametro, utili e necessarie per il gioco delle nocciole: u mbaddu, la pallina pesante!

    Esisteva anche un cognome: Buonconsiglio, probabilmente appartenente a dei "trovatelli".

  • Bbonsignuri: Monsignore, il Vescovo; ma anche l'anziano canonico. Alcune vecchiette che usavano un linguaggio misto di grecanico, si rivolgevano al Parroco (Medico, Farmacista), con questo appellativo che certamente è un francesismo: mon signeur. 

  • Bboria: a) vento e tempo atmosferico, bora; tempo del nord molto fresco o freddo, vento forte. b) boria, atteggiamento altezzoso... non sempre supportato dalla realtà. Era anche un adatto soprannome. 

  • I bboria tagghia e di sciroccu spagghia: con la temperatura fresca taglia (potare, tagliare, pulire alberi), con temperatura caldo umido...solo il vento per pulire il grano all'aia....vedi. pani. 

  • Bbossu: il termine sarà giunto, senz'altro, assieme al ritorno dei primi emigranti dalle americhe, intorno all'inizio del secolo; dall'inglese-americano boss, capo, dirigente capace ma anche capo mafioso o del tutto gran proprietario terriero ed, ultimamente anche per indicare una persona molto ricca...come abbia fatto le ricchezze?  

  • Bbotta i' sangu!: ti venga un accidente, proprio un colpo di sangue, dal naso (epistassi), dalla bocca (emottisi). In effetti è un'imprecazione che si usa soltanto nei confronti delle bestie, ..... per l'umanità si dovrebbe avere maggior riguardo.  

  • Nci pigghiau na bbott'e sangu: ha avuto un'epistassi, un'emottisi, ha perso molto sangue. Spesso si indica il momento conclusivo, finale.. la morte! E' un frequente intercalare del discorso che però non è rivolto a persona presente o nota... es. avrei tanto sperato di...(ma bbotta e' sangu: al nemico, all'avversario, all'incognito), non sono riuscito. 

  • Bbozzu: gozzo. Rigonfiamento del collo dovuto a malattia della tiroide. Specie di erbetta spontanea a forma di calice di sapore gradevole, per questo caso il termine esiste solo al plurale: i bbozzi. Dal latino albucium, protuberanza. 

  • Non ndaiu bbozzu: dico tutto ciò che sento, non tengo niente dentro, niente che possa produrre gozzo, rigonfiamento. 

  • Bbozzu: contrada, verso Sud, Sud-Est...oltre punta d'argentu. 

  • Bbozzusu (a): persona afflitta da ipertiroidismo. Chi non è capace di manifestare le proprie amarezze, tiene tutto dentro, un pò ipocritamente.  

  • Bbraccu: specie di cane, il bracco. Uomo tozzo, di bassa statura. 

  • Bbranda: branda, lettino; luogo di riposo. 

  • Bbrafari: [anche abbrafari, brafari, brahari con acca molto aspirata] (dal greco branchào, sono rauco) essere rauco. Parlar tanto, scalmanarsi fino a diventare completamente, o quasi, afono . 

  • Bbrafatu: (anche abbrafatu brafatu, brahatu, con acca molto aspirata) senza un filo di voce, afono, ...ma anche molto stanco. 

  • Bbramari: vedi. Abbramari.  

  • Bbratella: bretella, cinta di stoffa (erano molto rare quelle comprate, di elastico, o più raramente, di cuoio), che sostiene i pantaloni o la gonnella. Le bretelle stavano dritte sul davanti, incrociate sul dietro, il punto d'incrocio cucito formava una losanga. Una sorta di prolungamento, inclinato, dell'asse principale. 

  • Sta strata faci na bbratella: questa strada, ad un certo punto, ha una bretella, biforcazione, un incrocio sghembo. 

  • Facimunci a bbratella: aggiriamolo, facciamogli un raggiro, allontaniamolo.. 

  • Chi mani nde bbratelli: espressione per indicare chi non ha necessità di lavorare e sta tutto il giorno con le mani e gli avambracci sul ventre infilati dentro le bretelle, in bella mostra; è venuta in uso nell'immediato dopoguerra, quando, qualche paesano, già emigrato in U.S.A., tornava per far visita a parenti fermandovisi qualche tempo, senza alcuna attività lavorativa. 

  • Bbriganti: brigante, delinquente; ladro . Persona, in genere, poco raccomandabile. 

    Per il gioco Bbriganti e carbineri, vedi Appendice Giochi.

  • Brigghiu: (plur. bbrigghia) birillo; pezzetto di legno (oggi di plastica) modellato a forma cilindrica vagamente svasato da una base....o a forma vagamente tronco-conica. Si diceva anche di persona ....poco raccomandabile e/o piuttosto scema. 

    Per i giochi con i bbrigghia vedi. Appendice Giochi .

  • Bbrizzottu: tasca anteriore (laterale, corrente con la parte esterna dell'anca) dei pantaloni. Tutte le altre erano sacchetti: tasche: davanti, di dietro.... 

  • Cu ndavi i bbrizzotti i fora si faci ddu misi: durante il ventennio fascista era proibito portare le tasche dei pantaloni capovolte verso l'esterno... starebbe ad indicare miseria, tasche vuote; non era difficile che arroganti gerarchetti locali si vendicassero denunciando avversari.. di portare le tasche capovolte, e, quindi automatica la condanna a due mesi di carcere, da scontare! 

  • Ndavi i bbrizzotti chini: ha le tasche piene....di denaro. 

  • Bbroccia: (dal francese broche, forchetta) Forchetta . 

  • Pippinu, comu mangia u capitanu ?....Ah...mangia cu bbroccia e furchetta! Come mangia il tale .... ah! mangia bene! si aiuta con forchetta e forchetta ....Tangentopoli di quei tempi! 

  • Bbronzu: vedi abbronzu. 

  • Bbroscu: (broscheddu) legnetto, ultimissimo rametto legnoso di qualsiasi albero: sottilissimo, flessibilissimo come uno stuzzicadenti o uno "spiedino". Plur. bbrosca: erano vari sottili legnetti utili e necessari per accendere il primo fuocherello. Proprio per questo significato era usato anche come temporaneo attributo a persona dal carattere ....tentennante o per chi era di vita (anche morale) sottile sottile. 

  • Bbroscheddu: rametto ancora più sottile, piccolissimo. 

    Gioco: (tipicamente femminile: delle ragazzine) e bbroscheddi si sceglievano sottilissimi e uniformemente lunghi e della stessa sezione un buon numero di legnetti che si lanciavano in aria in modo che cadendo si appoggiassero l'un l'altro. Il gioco consisteva nel prenderli, uno alla volta, senza muovere tutti gli altri comunque disseminati. Vinceva chi riusciva a ritirare il maggior numero nel minor tempo. Si organizzavano anche "campionati" di categoria....ma sempre al coperto, tra le mura domestiche.

  • Bbroschiari: (si usava essenzialmente la III^ sing. del presente indicativo: bbroschia) camminare dondolandosi con eleganza. La flessibilità tipica del legnetto adattata ad un modo di procedere. Spesso assumeva anche il significato contrario, a seconda del contesto del discorso.  

  • Bbrucciata: una forchettata . 

  • Ti pigghiasti a to’ bbrucciata?: hai preso la tua parte?. Hai aggiunto anche tu, qualcosa? 

  • Bbrufulu: brufolo, piccola zona pruriginosa della pelle. C'è un bruco che vive nelle vecchie querce che produce una sottilissima bava, visibile in buone condizioni di luminosità, la quale a contatto con la pelle provoca fastidiosi pruriti...e, spesso anche febbre. Si usa al femminile  

  • bbrufula: superficie della pelle accidentata, ma soprattutto al plurale a causa dell'estensione. 

  • U pigghiaru i bbrufuli: chi non sta mai fermo, ha bisogno di grattarsi: si struscia, si contorce. 

  • Mi fici na bbrufula: mi ha fatto una zona arrossata; mi sono fatto un certo arrossamento. 

  • Bbruschiari: bruciacchiare. (bbruschijari, secondo alcuni). 

  • Ndo bbruschiatu no mpiccica chiu focu: nelle zone bruciacchiate difficilmente vi sarà un altro incendio, proprio perché le erbette più sottili (i dettagli...), sono già state bruciate. Significa anche chi ha avuto esperienze... non commette gli stessi errori. 

  • U maru bruschiatu: era un tizio, (si compiangeva, comunque) che di esperienze negative ne aveva avuto e che ormai...era molto attento, quasi avesse cento paia d'occhi e di orecchie. 

  • Bbrusciuri: bruciore.  

  • Bbrusciuri i cori: dolore...non soltanto quello fisico: angustia , amarezza, tristezza. 

  • Bbrutta: oltre al significato di "non bella", si usava spesso per indicare anche alcune malattie di particolarmente infettive e di grande rilevanza: Tbc, Eresipela. ..... 

  • Ndavi a malatia bbrutta: soffre di ...tale malattia, senza far nome...come per scongiurare chissà quale altro pericolo. 

    NOTA: chi era affetto da Tbc e lo dichiarava tempestivamente (gli accertamenti erano molto lunghi e difficili,...per quei tempi) veniva esonerato anche dal servizio di leva. Un tizio, della mia generazione aveva subito un'infezione di eresipela che gli aveva devastato una guancia .... alla visita di leva è stato "riformato".

  • Bbuatta: (dal francese boite, scatola di latta per conserve) scatola di latta...ma in senso esteso una scatola qualsiasi di qualsivoglia dimensione e forma. 

  • Bbucaletta: una caraffa di terracotta, con manico, abbastanza capiente, circa due litri. Recentemente il termine è stato usato anche per indicare una caraffa, similare, ma di vetro o di plastica …ultimamente. 

  • Bbucali: a) recipiente di terracotta a forma di anfora, con due manici di varia capacità, e, con l'apertura boccale (da cui, certamente il termine) molto larga. Comunque ci beveva tutta la comunità, soprattutto se la fattura era tale da garantire l'acqua abbastanza fresca; di solito erano quelli di un colore d'argilla tendente al verde, anche dopo cotto in fornace! 

    b) termine di paragone e misura per la lana grezza e non lavata: appena tosata. Il proprietari di greggi ovini erano orgogliosi della quantità di bbucali i lana prodotti e venduti.

  • Bbucata: il bucato. 

    La tecnica di....allora:

    Si andava alle sorgive d'acqua: stato di necessità !

    Come partecipavo a queste operazioni intorno ai miei 8-10 anni.

    Partivo di buon'ora partivo con l'asino: caldaia, tripode, legna da ardere, cenere e due ceste di biancheria sporca. Dovevo giungere, per es. a saucciu, una zona dove vi erano diverse sorgive; la più importante scorreva per un bel tratto sul greto del torrente e quindi era utilizzabile per ...lavare il bucato, ad occupare il primo posto, facendo un fosso ampio ma non profondo. Assieme a me veniva anche la donna che aiutava con altra cesta di biancheria; più tardi, quando la Mamma aveva sistemato le cose in casa...giungeva con altro cesto e, la ...prima colazione.

    La Mamma e la donna si mettevano nel fosso, acqua fino alle ginocchia e su delle pietre larghe e lunghe cominciavano ad insaponare, selezionando: biancheria, lenzuola, intimo....

    Già cominciavo ad accendere un bel fuocherello per riscaldare l'acqua.

    Quando tutto era stato insaponato veniva disposto nei cesti protetto da un ggiriaturi (panno stretto e lungo che proteggeva la biancheria dalle sporgenze di canne del cesto) e sopra vi si metteva la cenere (a cinniri du fucularu) che, pare, contribuisse a "sbiancare". Ogni cesto su dei grossi massi...e già acqua bollente, lentamente, in maniera uniforme...con una ccicculatera (recipiente di latta) di circa due litri.... a manico lungo.

    Poter dire, ora, di quel profumo di bucato, di pulito....lindo!

    Finita questa operazione ....era già l'ora di pranzo. Immediatamente dopo, ancora con l'acqua fino alla ginocchia, si provvedeva a svuotare i cesti di roba fumante e profumata e si cominciava a sciacquari lavare per togliere il sapone: lentamente, battendo sulle cciappe pietre larghe e piatte, adatte all'occasione, fino alla fine ..... mentre u figghiolu (all'epoca ero veramente....bambino) rimetteva in ordine il carico per il ritorno e provvedeva a preparare...l'asino che, buono buono era stato tutta la giornata all'ombra e mangiare i "suoi cardi" e a lavare le pietre del greto per potervi stendere la biancheria. Una parte del bucato veniva steso al sole, sempre puliti sistematicamente con panni bagnati....e, la sera, era già bell'e piegato e, profumato, da rimettere a posto.

    La Mamma imponeva: u cchiù mmunt , il primo fosso, verso la parte alta...proprio per evitare che l'acqua già usata da altri.....e, non ancora limpida potesse essere usata.. per il nostro bucato: accorgimenti per il "lindore" anche quello dell'animo...!

    Naturalmente ad ogni sorgiva d'acqua, ogni giorno...c'era molta gente che provvedeva alla bisogna: padrone, Mamme, nonne, donne delle pulizie...che, insieme, non disdegnavano, di tanto in tanto di recitare qualche Rosario o cantare qualche canzone "a muttetti"... d'amuri, di sdegnu, di sputtò....

    Di solito, però, donne , delle quali si dubitava....come dirittura morale e/o atteggiamenti piuttosto libertini....per una automatica selezione....andavano alla ricerca di altre sorgenti....e, di altre sorgenti....e, di altre.....

  • Bbucatedda: sorta di gioco, tipicamente dei maschietti che vivevano molta parte della giornata e buona parte delle lunghe serate...sulla strada e, la strada era soprattutto il greto del torrente; greto sabbioso, argilloso e ricco di ciotoli. Di solito di prendeva di mira uno dei "capi" in vari modi fino a metterlo in condizioni di reagire...perché offeso...ed allora...allora i più vicini lo afferravano e lo costringevano a stendersi spalle a terra, qualcuno gli liberava la patta dei pantaloni e tanti altri provvedevano a riempirlo di sabbia; di quella sabbia untuosa di argilla.... 

  • Bbucca: bocca, apertura facilmente chiudibile, inizio e/o fine. 

  • Bucca i' furnu: bocca di forno: chi parla molto...e spesso in maniera sconveniente. 

  • Ndi mangiai puddastreddi cu sta bbucca!: (qualcuno che fa delle vanterie): ne ho mangiato pollastre con questa bocca; ne ho avuto di possibilità..... ne ho avuto di donne.... 

  • Bbuccari: tramontare del sole, della luna; scomparire all'orizzonte, non esser più visibile. 

  • Cumpari!, cumpari, ma po' bbucca nda vutata: Compare, si vede...ma poi scompare alla curva; ...poi scompare quando ci sono difficoltà. 

  • U sceccu bbucca: (il carico è stato fatto male), pende da una parte. 

  • U sceccu bbucca e ssi 'ncaja: pende da una parte e si fa piaghe..sulla schiena; nei momenti di necessità chi deve aiutare scompare. 

  • Bbuccata: una boccata di qualcosa; il limite oltre il quale una cosa o persona non è più visibile. 

  • Bbuccata i' suli: il tramonto. 

  • Bbuccatedda: bocconcino, piccola boccata; curva molto larga. 

  • Armenu mi pigghiu na bbuccatedda d'aria: posso prendere, almeno, una boccata d'aria, posso almeno respirare. 

  • Bbucceri: (dal francese boucher, macellaio): macellaio, produce e vende la carne; spesso alleva gli animali da macello. 

  • Esti nu bbucceri: (parlando di un medico, di un chirurgo): è un macellaio... non bada molto, non è molto in gamba... nel suo mestiere. 

  • Bbucciria: macelleria. (francesismo). 

  • Ficinu na bbucciria: hanno fatto un macello: molti feriti, tanti morti. Hanno fatto una cosa lurida, sporca.....inutilmente. 

  • Bbuccularu: sottogola del maiale

  • Bbuci: voce, parola, diceria. 

  • Jettinci na bbuci: dagli un richiamo, appena una voce,.., ma che la senta! 

  • Bbuda: la parte verde delle foglie della cipolla e dell'aglio. 

  • Pari na' bbuda: sembra proprio una cosa da nulla, da buttare. 

  • Bbuda: erbacea delle zone paludose, seccata all'ombra serviva per farvi il fondo delle sedie. Si faceva una distinzione tra coloro che possedevano sedie di spago...e di buda, quest'ultimo materiale si reperiva facilmente e, non costava...mentre lo spago... 

  • Ndaju deci seggi i spagu e ddui i bbuda: possiedo dieci sedie di spago ma ne ho anche due di bbuda: cioè, ho conquistato un tenore di vita più elevato...ora posso permettermi anche le sedie di spago. 

  • Bbuffa: (anche buffa) [dal latino bufo, rospo] rana, raganella, ranocchia  

  • Bbuffetta: (anche buffetta), tavolo: da cucina, da pranzo; con cassetti. Di solito di forma rettangolare e con dei particolari intagli (sculture?) ai piedi. Dal francese buffet : credenza. 

  • Buffettuni: (dal francese bufeton, schiaffone): schiaffone; colpo violento. 

  • Buffuni: buffone, comico. Eh, c'era un tale, vissuto fino agli anni '80, ma da molto tempo trasferitosi nel milanese che sapeva fare il"buffone" ed amava esser "titolato" così: cantava, sapeva raccontare barzellette, era poeta (vernacolista, naturalmente): insomma sapeva sempre trovare il lato comico ed allegro in tutti i momenti della vita: grama e difficile per lui che aveva una numerosa famiglia. Negli anni '50 ha trovato il coraggio di emigrare! 

    Negli anni 1946/48, in occasione di varie tornate elettorali, si era soliti far venire in paese anche grossi nomi della politica: candidati, deputati, Sottosegretari. etc. Ed è stato "condotto" - proprio così, sia per i mezzi di trasporto, che per le accessibilità stradali, che, non escluso, …per le indicazioni necessarie a…tenere un buon comizio, un giovane Avvocato, alla prima esperienza . E, come d'abitudine, dopo gli applausi, si ciondolava un po’ tra la gente, mentre uno dei maggiorenti prendeva l'occasione per presentare, singolarmente e personalmente, il candidato agli astanti: curiosi ed interessati. Fu la volta dell'On.le Pierino Buffone (del Cosentino, affascinante e con un buon "pedigree" cattolico) ; il cerimoniere lo accompagnava, quasi sospingendolo per il gomito (il ricordo della scenetta è vivido e completo), mentre il giovane allungando la destra recitava, quasi insensibilmente: " piacere Buffone" .. " piacere Buffone”…, gli si avvicina questo soprannominato (ed orgoglioso del soprannome) aggiungendo “bbuffuni anch'io". Risata generale e necessità di chiarimento nei confronti dell'ospite politico. Per l'uno nome, per l'altro onorato soprannome.

  • Bbufulu: bufalo, animale cornuto... evidentemente. 

  • Bbugghiuneddu: piccolo bollore; (una pietanza cotta) a piccolo fuoco. Consisteva nel mettere insieme vivande ed aromi e lasciare cuocere lentamente... ( oggi ) quasi cottura al vapore. 

    Cucuzzedda a bbugghiuneddu chi patati: zucchine e patate cotte a fuoco molto lento, aromatizzate: ottima pietanza, leggera, digeribile, per malati e sofferenti di stomaco.

  • Bbuggiacca: grande tasca; sacchetto o rete con contenitore; giacca da cacciatore. 

  • Bbuggigattulu: ambiente strettissimo e poco illuminato; cosa da poco, di infimo valore. Ambiente senza aria e maleodorante. 

  • Bbumbardamentu: bombardamento. 

  • Mi rricordu i bbumbardamenti i Rriggiu: mi ricordo (il disastroso) bombardamento di Reggio: 06 maggio 1943. 

  • Bbumbardamentu i castagni, i fascioli...: le castagne, i fagioli... provocano gas nello stomaco ed intestino, gas che devono uscire... con rumori e relative fragranze. 

  • Bbumbardari: bombardare; lanciare bombe o qualsiasi materiale che possa provocare danno. 

  • U bbumbarbaru a ccorpa i petri: lo hanno bombardato, bersagliato, a sassate. 

  • Bbumbulu: orcio di terracotta per il trasporto dell'acqua; a forma d'anfora greca con due manici, collo cortissimo e bocca molto piccola; di varie capacità: da tre quattro litri (bbumbu-leddu) a 30/40 litri. Particolare argilla impastata cruda, lavorata al tornio e quindi infornata a temperatura molto elevata: a seconda del tipo di argilla e della temperatura di cottura assumeva un colore tra il giallo/ocra e il giallo-verde molto chiaro, il colore informava sulle caratteristiche del recipiente. Spesso usato come misura di capacità e per indicare qualcosa di panciuto, dalla pancia molto pronunciata. L'origine latina è evidente; dalla voce bibulo = da bere ; il plurale bbumbula conserva il latino neutro: bibula = (vasi) da bere. 

  • U bbumbulu jancu teni l'acqua frisca: il recipiente di colora bianco ha la caratteristica di mantenere fresca (anche di rinfrescare) l'acqua ...... REX, ZANUSSI, S.GIORGIO..... ZOPPAS i dovevano ancora inventare. Significa anche: chi è fatto di buona pasta resiste alle difficoltà. 

  • Non mbali mancu pi nu bbumbulu d'acqua: non è capace nemmeno di trasportare un recipiente d'acqua, inetto, imbelle. 

  • Bbumbularu: a) il congegno che consente di tenere il recipiente coricato (bbumbulu) e sollevato dal suolo: una forcina di grosso legno infissa da una parte in un buco " ad hoc " del muro e con i due corni sporgenti, sui quali veniva, accuratamente sistemato un vecchio sacco e sopra adagiato il recipiente.... con le attenzioni del caso; b) il produttore e anche il rivenditore; c) un tizio che le spara grosse; d) un cacciatore che, almeno per quella particolare giornata, ha fatto sempre cilecca. 

  • Bbumbuluni: contenitore in latta o lamiera di zinco per liquidi (soprattutto olio), della capacità di circa 45/50 lt., di forma cilindrico(base)-conica con una bocca sovrastante chiudibile con tappo (stuppagghiu) e coperchio a gancio, manici laterali movibili attaccati sul bordo d'incontro tra la parte cilindrica e quella conica. Talvolta usato anche come unità di misura per l'olio. (convenzionale, secondo l'ambiente). E' un "accrescitivo" , non “dispregiativo" di bbumbulu, con la stessa origine latina. Usato per indicare qualcosa di molto grosso..... 

  • Caramelli bumbuluni: caramelle molto grosse. 

  • Bbunaca: grande tasca; sacchetto per raccolta di varie cose. Altri tempi, altro tipo di abbigliamento: giacche di velluto con lo spacco posteriore (vedi); nelle due parti spaccate al centro venivano realizzate delle grandi tasche, appunto bbunachi. Ma ha anche il significato di grande voracità, capienza.- Significava anche giacca ruvida adatta a coprirsi d'inverno per i campi. Dal latino guanaca panno grossolano 

  • Buntatusu: (dallo spagnolo bontadoso, pieno di bontà) pieno di bontà; buono; dal carattere molto dolce. 

  • Bburraini: borragine, erbacea spontanea utile anche come alimentazione umana ... sapientemente cotta. Stelo, rametti e foglie cosparsi di sottilissimi filamenti spinosi, ma molto delicati, non pericolosi. Per il suo alto contenuto in fibre e sali minerali (calcio soprattutto) veniva usata come alimentazione soprattutto dagli indigenti che la trovavano facilmente nei campi. Veniva anche coltivata negli orti ed era ben gradita anche se richiedeva particolari cure ed attenzioni sia per la coltura sia per la raccolta e l'uso. 

  • Bburidda: merda; cosa nauseabonda, sporca e puzzolente. (termine introdotto da altri dialetti, siciliano?). 

  • Bburreddu: (o burreddu) vedi anche le voci putreddu e sburreddari, dal francese poutrelle, tradotto e pronunciato in dialetto: paletto, sostegno, appoggio di legno o di metallo. Il termine era usato soprattutto dai muratori, i quali, oggi, modernizzati, usano "putrella". 

  • Bburzuni: (o bburduni) asse trasversale (vedi. voce Ratu), di sostegno, di appoggio. Il concetto di "grande borsa" …è venuto dopo! Dopo! 

  • Busciulu: a) gonfiore, ascesso , piccola tumefazione. b) specie di sacchetto, in tela robusta e di colore, di solito marrone scuro, per la questua o raccolta di fondi a favore di una manifestazione religiosa o di opere relative. 

  • Busciuluni: frutta, rotondeggiante, ovaleggiante, sferica....molto grossa; qualsiasi cosa di forma più o meno sferica, ovaleggiante di grandezza...spropositata. 

  • Bbuttari: annegare, far soffrire, angosciare. 

  • U bbuttaru: l'hanno fatto annegare. 

  • Bbuttaru: artigiano capace di costruire e produrre botti con doghe di legno e cerchi in ferro (rrajetta, vedi) di varie dimensioni, ma sempre della stessa forma! A forma di botte! L'arte veniva appresa in famiglia e si tramandava con solerzia e generosità, tanto che in paese v'erano diverse famiglie, le quali, del tutto prendevano il soprannome. E' anche voce del verbo bbuttari. 

  • Bbutti: contenitore, in genere di legno- di forma tipica- per vino In genere l'artigiano che costruiva le botti, a richiesta, provvedeva anche alla manutenzione ed alla preparazione per accogliere il nuovo prodotto... ma ora quest'artigiano è scomparso...e, ognuno fa da sé, mettendo in pratica quanto ha imparato. Il legno migliore, in assoluto, era il gelso nero, la quercia poi il castagno, ma oggi del primo resiste soltanto qualche raro esemplare malaticcio e del secondo...costa troppa fatica tagliare, segare, ridurre...produrre; la società offre la possibilità di acquistare questi contenitori... magari già usati che.. avevano contenuto marsala. 

    Svariati modi di preparare le botti per il nuovo raccolto; quello tradizionale è il più semplice e comune: a metà settembre si svuotano le botti del restante vino, facendo attenzione che sia sempre chiaro; quando comincia a venire fuori l'ombra della feccia (fezza) ci si ferma con il travasamento in bottiglie. Dentro la botte, intanto portata in ambiente comodo, si aggiunge dell'acqua corrente fresca e la si comincia a scuotere,- poggiata su un vecchio copertone di gomma per non correre il rischio di rompere le doghe- in tutti i sensi in modo che l'acqua possa asportare ogni minima sporcizia. L'operazione si ripete tante volte... fino a quando si raggiunge una soddisfacente pulizia: l'acqua è finalmente chiara, quindi si sistema battendo i cerchi metallici per stringere un po' (marteddu e suttamazza: martello e sotto mazza: pezzo di ferro con uno spigolo tutto sporgente in modo che possa poggiare sull'orlo del cerchio metallico) le doghe: un colpetto ogni cinque sei cm. per tutti i cerchi; controllati i piruni (legnetti che chiudono i fori di mescita), aggiungendo, o sostituendo a stuppa (i fili di canapa che, attorcigliati strettamente, al legnetto consentono una chiusura ermetica) scorgendo qualche mureddu (muffe, a forma di mora che si formano all'esterno a causa di piccolissime umidità o perdite), si provvede a pulirlo ed incerarlo, fondendo della cera delle comuni steariche nella zona individuata... e, finalmente di poggia su i suoi cavalletti, con il gran foro centrale verso il basso, soltanto qualche giorno perché possa asciugare completamente l'umidità dell'acqua...e, quindi, rivoltata in posizione definitiva, vi si versa il mosto, lentamente e con attenzione per evitare rigurgiti o pericolose violente fuoruscite di gas compressi.

    C'è chi usa, dopo i lavaggi del caso, far dell'acqua bollita con graspi e vinaccioli, versarla dentro la botte e lasciarla raffreddare così; chi usa fare dell'acqua bollita con foglie di lauro; chi usa aggiungere dei pezzi di mela acerba, chi noccioli di ciliegie, chi qualche buon litro di vinu cottu, ...insomma alle esigenze personali fan sempre fronte risorse, iniziative... alcune lodevoli...per altro resta il dubbio sull'effettiva efficacia. Si usa dire a linazzata (graspi e vinaccioli) a laurata (foglie d'alloro), a mmarsalata (vino marsala) ecc. Non esisteva ancora il vetroresina!

  • Buttaru: artigiano che produce botti, tinozze, recipienti fatti con doghe di legno...(vedi sopra). 

  • Bbuttaru: magazzino, cantina dove si custodiscono le botti. Il magazzino doveva esser protetto dal sole violento e dalla luce e conservare una temperatura quasi costante, per consentire una buona maturazione del vino. Chi ne possedeva uno simile se ne faceva vanto. 

  • Bbuttuneddu: bottoncino; gemma di piantine; minuscola lampadina per la pila tascabile. Una ragazzetta bellina, ma sempliciotta. 

  • Bbuttuni: bottone, di varie forme, dimensioni ma con l'unica funzione di chiudere, facendolo passare dentro un'asola. 

    Gioco con i bottoni (vedi Appendice giochi)

  • Bbuzzarrari: fregare, rubare, prendere in giro, sfottere con arte ed intelligenza. 

  • Bbuzzarriari: fregare....con molta delicatezza. 

  • Bbuzzarratu: fregato, fottuto. 

  • U bbuzzarratu: era un tale che ....n'aveva prese...tante, ma, comunque, ancora resisteva. 

  • Pi stavota, si bbuzzarratu: per questa volta sei fregato. 

  • Bbuzzu: (anche gghuzzu, cuzzu) appena smussato, non liscio. Goffo, grossolano, stupidotto. Dal latino vulsus, che respira con difficoltà. 

  • Bertula: (vertula) bisaccia, in rozzo filato di lana grezza, spesso doppia in maniera da poter portare appesa alla spalla con una parte davanti ed una dietro, bilanciando i pesi. Dal latino averta, tasca. Vedere anche la voce pani . 

  • Biliari: (biliarsi) arrabbiarsi, amareggiarsi; prendersi molte preoccupazioni. Dal verbo latino biliari, aver bile. 

  • Birbiari: tartagliare, balbettare. Potrebbe derivar dal greco barberizo'. 

  • Birbu: (irgu) balbuziente. Intelligente. 

  • Bisnonnu: (alcuni preferiscono sbinnonnu) il bisnonno . 

  • Bomarinu: animale marino in genere, bue marino. Potrebbe esser la foca mediterranea. Si attribuivano a questo animale, atteggiamenti di stizza e giocosamente dispettosi nei confronti dei pescatori tanto che, soprattutto nel linguaggio della gente di montagna, poco avvezza ai termini marinari. Il termine era utilizzato proprio per indicare persona dispettosa, ma non perfida. 

  • Brichettu: (vrichettu) accendino. Dal francese, d'analogo significato, briquet . 

  • Butrica: (budriga) ventre, epa, pinguedine. Nel dialetto veneto esiste bodriga, ventre; potrebbe essere un'antica importazione dallo spagnolo barriga.  

  • Brufula: (plur. brufuli) Vedi brufulu. (*) 

    Si usava per indicare qualcosa che...brucia; una parte di sé che...scotta, quindi per indicare il sesso femminile, per es.

  • Brufuliari: aver fastidi sulla pelle; sentir vari pizzicorini.... Ipocritamente....vergognarsi. (*) 

  • Brufulu: (brufula) bollicina della pelle, piccolo foruncolo . Parrebbe che una gran quantità, su tutta la pelle, fossero provocati dalla bava di un insetto che abita normalmente vecchie querce, rami in putrescenza, acquitrini. Le forme eritematose che ne scaturivano erano talvolta molto pericolose, sia per lo stato di agitazione dovuto ai bruciori e pizzicorini che a vere forme d'intossicazione. Un incrocio contratto dal latino verruca, escrescenza e rufulus, rosso.  

  • Bucceri: (vucceri ) macellaio; commerciante di piccolo bestiame, ....al minuto. Dal francese buc, caprone e/o da bouchier, macellaio. (*) 

  • Bucciria: macelleria. Il luogo dove si vende la carne per alimentazione, ma anche dove si...produce: macello, in termini moderni. (*)  

    (*) Frequente anche l'ortografia con doppia b iniziale.

  • Buccularu: guanciale del maiale, salato ed asciutto. Dal latino bucca guancia, giogaia. 

  • Buffa: (bbuffa) rana, ranocchietta. Con i diminutivi dispregiativi ed accrescitivi: bufficedda, buffazza, buffuna. Non si usava, giammai, come aggettivo, al femminile di bbuffuni (o buffuni)

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